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  lereggenti dell'ospizio dei poveri
 
Diario
 



23 giugno 2007

LE COVER-GIRL DI TSAHAL

 



La meglio gioventù! Un articolo simpatico, che man mano che lo leggi diventa buffo e poi volgare. Con evidenti sfumature antisioniste nel finale, in cui figurati se non si andava a parare sulla banalità di Gaza “prigione” a cielo aperto. E poi la chiusa con quella storiella raccontata dal signore palestinese sulle prostitute di Ashkelon...che i palestinesi non abbiano storie edificanti da raccontare in questo periodo, soprattutto da Gaza, si capisce, ma insomma...un po’ di decenza. Che poi, chi è questo signor
“Mohammad Abu Awwad, producer palestinese di Ramallah che lavora da anni con i media stranieri”...mah!!!

La signorina Paci poteva limitarsi a fare un articolo sulla bella gioventù di Israele. la meglio gioventù!




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8 giugno 2007

TRASTEVERE, LIBANO

 



Bush salterà la tappa di Santa Maria in Trastevere e incontrerà gli esponenti della Comunità di Sant'Egidio nella sede dell'ambasciata americana. "
Il cambiamento di programma consentirà più tempo per approfondire gli argomenti". Questo il commento di Mario Marazziti, uno dei rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio alla notizia.

Se Bush non va a Sant’Egidio, Sant’Egidio andrà da Bush.
Problemi di sicurezza.

Poi Bush incontrerà a Palazzo Chigi, intorno alle 14, il presidente del Consiglio Romano Prodi. Ci sarà anche il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema. In seguito è prevista una colazione di lavoro e poi la conferenza stampa congiunta alle ore 15.30 circa.

Il problema Sant’Egidio è risolto, ma quello D’Alema? Che si diranno i due dopo che l’ineffabile Max ha detto che il problema Al-Qaeda in Libano si può risolvere in collaborazione con la Siria!!!, cioè con gli stessi fornitori di armi dei terroristi? Ci sono insicurezze mentali che la Sicurezza evidentemente non potrà mai risolvere. Mah! Coraggio George, intanto da parte di noi vecchiette:

Benvenuto Presidente!




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21 maggio 2007

TERAMO: STORIA DI ORDINARIO ANTISEMITISMO


«Cazzarola! I giornali - attacca Moffa - fanno paginate contro Faurisson, ma non pubblicano una riga sulle sue tesi. È informazione negata. Trasformerò la lezione in assemblea di riflessione. Guiderò un movimento di liberazione contro leggi e provvedimenti liberticidi».

(Già, chissà perché i girornali non lo pubblicano visto che sostiene semplicemente che le camere a gas sono una leggenda e che ad Auschwitz sono morti al massimo in 125 mila, per lo più a causa di epidemie).

 

Il professor Moffa dell’Università di Teramo dunque protesta per il divieto posto a Robert Faurisson – noto negazionista della shoah - di partecipare al master su “Enrico Mattei in Medio Oriente”. 

 

Claudio Moffa srotola un curriculum di esperto di Africa, collaboratore di Limes e Radiorai, già militante di Lotta Continua, poi nel Pci e nel Prc, quindi «cane sciolto, ma sempre di sinistra, e ho scoperto che anche Faurisson votava socialista». Cazzarola! Come direbbe lui stesso. Un bel curriculum politico tanto per confermare da che parte viene certo antisemitismo oggidì.





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18 maggio 2007

L’ERBA DI GUIDO



Il sociologo Guido Blumir, presidente del comitato scientifico Libertà e droga, spiega che già due mesi fa, in Francia, "la direzione generale del ministero della salute ha segnalato la presenza sul mercato di marijuana adulterata. I trafficanti per imbrogliare i consumatori spargono sulle piante microsfere vetrose. Così l'erba appare più luccicante e pesa di più, con maggiori profitti, ma può provocare gravi difficoltà respiratorie. Si sono verificati due casi nel nord della Francia fortunatamente non mortali. Non è lo spinello ad uccidere - sottolinea Blumir - ma le ignobili tecniche del mondo dello spaccio".

 

Certo che questo signor sociologo appare proprio contrariato da queste “ignobili tecniche” che corrompono una sostanza altrimenti immacolata. L’erba di Guido Blumir (uno che pubblica libri dall’eloquente titolo “La marijuana fa bene e Fini fa male”) è verde e bella ma, poverino, qualcuno gliela rovina. Come lo capiamo! La nostra lattuga nell’orto dell’ospizio è splendida, ma quelle terribili lumache!




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3 maggio 2007

RIVERA O RIVIERA?



Ufff…che stanchezza! ...presissime dalla gestione ordinaria dell’ospizio. Ieri sera sfogliando l’album dei ricordi c’è venuta una certa nostalgia dei bei tempi e anche voglia di vacanza…ma fino ad agosto tanto non se ne parla…Visto come siamo belle, attorno all’anno 1904?

 

P.S. Noi non sappiamo nulla di questo tale Andrea Rivera di cui tanto parlano le gazzette, ma dalle foto crediamo sia il nipote del cantante Pappalardo. Ovviamente con una preparazione umanistica molto più carente dello zio.




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13 aprile 2007

LA MAMMA DI MARX

Un uomo e un’idea nuova: SOCIALISMO! Enrico Borselli tenta l’ultima operazione, dopo il fallimento della Rosa nel Pugno: papparsi qualche briciola dello sgretolamento diessino.

Noi restiamo salde a qualche decade fa, alle parole di uno dei nostri scrittori preferiti. Giovanni Papini. Tié Borselli! (Scusate, oggi siamo un po’ acide, sarà la peperonata di ieri sera e il suo difficile transito).

 

“Io non so trovare una definizione del socialismo meno inesatta e più profonda di questa: un movimento ultraborghese con caratteri religiosi. Il tipo ormai classico del borghese, quale appare in tutte le figure democratiche , è un uomo che pensa soprattutto a empire il ventre e la borsa. I socialisti accettano completamente questa veduta : anch’essi desiderano, soprattutto e avanti tutto, l’aumento del benessere materiale, e i loro sociologi fanno della questione del ventre il fondamento della storia sotto il nome significativo di materialismo storico. Essi non ce l’hanno coi borghesi perché stanno materialmente bene, ma semplicemente perché non possono stare bene come loro…”

(Giovanni Papini)

 



E infatti anche Marx era profondamente borghese, a quello che ci dicono. Alla morte di Mary Burns, l’amante dell’amico Engels, scrisse, nella lettera di condoglianze: “Non avrebbe potuto, in luogo di Mary, morire mia madre che è ormai piena di acciacchi e che ha vissuto quanto doveva?”

(Francio Wheen, “Marx”, ed. Mondatori).

I rapporti di Mrx con la madre infatti erano legati alla speranza dell’eredità. Marx viveva tra i debiti, e le richieste di denaro a Engels. Da buon borghese però riteneva opportuno, anche se superiore alle sue possibilità, avere un segretario e una balia per i figli, e concedersi vacanze al mare, lezioni di piano per i figli e tutti gli altri costosi annessi e connessi dello status.

“A very happy event, la morte dello zio di mia moglie, ci è stato comunicato ieri”. Così scrisse in occasione di un decesso che significava soldi, mentre era affaccendato a speculare su obbligazioni statali americane e inglesi.




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11 aprile 2007

LA MAGIA DEL MATRIMONIO


“Tu dormi con mia figlia: benissimo, sposala”. Lo dice Bertrand Russell, filosofo raffinato, matematico, scrittore, molto critico verso la morale cristiana, nemico brillante della monogamia (“sembra che un simile stato di cosa esista fra alcune razze inferiori di selvaggi”).

Un uomo alla moda, grande rimorchiatore di femmine, uno che se ne stava nel salotto di Bloomsbury assieme a Virginia Woolf e che nel 1929 scrisse questo apparentemente scandaloso “Matrimonio e morale”, ripubblicato ora da Longanesi con l’entusiasta prefazione di Piergiorgio Odifreddi. Ma la moderna proposta di Russell, “il matrimonio d’amicizia”, considerata da Odifreddi “futuribile” perché precedente di sessant’anni i Pacs francesi, era grandemente sessuofobica e monogamica: un legame pubblico per evitare che i ragazzi se ne andassero a fare l’amore in giro o a collezionare esperienze di baci, alcol e carezze. Una cosa per gli studenti universitari con uso del preservativo, quindi, perché nel matrimonio amichevole immaginato da Russell non ci dev’essere l’intenzione di avere figli, “e perciò la giovane coppia dev’essere corredata delle più valide informazioni sul controllo delle nascite”. Se lei invece resta incinta non è più ammesso il divorzio consensuale, perché i figli danno un nuovo senso alla vita insieme. Doveva essere la rivoluzione, invece è un galateo amoroso scritto da chi sopportò gentilmente l’allegria della moglie, di ventidue anni più giovane: gli diede due figli ma ebbe anche, prima di divorziare, due bambini da un bisessuale con il quale condivideva un altro amante. Russell aveva più di sessant’anni e si risposò con una ragazza di ventidue che gli diede un terzo figlio. “Il matrimonio dovrebbe essere inteso da tutt’e due le parti come un’unione amichevole, valida sino a che i figli diventino grandi”. E, soprattutto: “Va preso in una certa considerazione il principio della signora Malaprop, che amore e odio svaniscono a poco a poco nel matrimonio, cosicché è meglio iniziare la vita coniugale con un poco di avversione reciproca”.



La corte alla moglie dopo le nozze
Irene Brin e Donna Letizia si saranno certo deliziate nel leggere “Matrimonio e morale”, che cerca la realizzazione della felicità nella famiglia e fornisce preziosi consigli pratici: “Molti uomini non comprendono che bisogna fare la corte alla propria moglie anche dopo il matrimonio, e molte donne non sanno quanto sia dannosa al matrimonio la propria riservatezza e la deliberata frigidità”. Nonostante le cose che piacciono a Odifreddi, come l’accusa all’etica cristiana di essere “una morbosa aberrazione”, Russell era un grande fan del matrimonio, lo voleva persino imporre ai ragazzini: “E’ la migliore e più importante relazione che due esseri umani possano creare tra loro”.

(tratto da Il Foglio)

Le idee che Bertrand Russell esprime sul matrimonio non tendono per nulla – come gli fu violentemente rimproverato dai suoi detrattori – a svilire il ruolo di tale istituzione sociale. Al contrario egli afferma di considerare il matrimonio come «la migliore e più importante istituzione che possa esistere tra esseri umani». A tale istituzione egli riconosce un ruolo essenziale nel garantire il sostegno affettivo tra i coniugi ed una vita sessuale che, per essere pienamente soddisfacente, non può essere separata da una profonda intesa affettiva.

Alla famiglia viene inoltre riconosciuta una fondamentale funzione nella cura e nella socializzazione iniziale dei figli, giudicando, per contro, mostruosa l'idea di Platone (ripresa da vari regimi totalitari) di separare precocemente i figli dalle famiglie per affidarli alle cure dello Stato.

Care amiche, un consiglio spassionato da noi zitellone: sposatevi presto (e ovvio fate figli).

Alcuni consigli qui, e, perché no?,qui.




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3 aprile 2007

AMICHE NELLA NOTTE



“Un Pacs l’ho stipulato”. Funziona così: Assuntina, la scienziata di Cl, è una
katerpillar della Rete. Trova qualsiasi cosa. E milita parecchio. Voleva mettere nel curriculum addirittura le maternità, per sottolineare la “diversità”. Roccella ha riconosciuto in lei una pari vis militante e ora tiene i contatti internazionali per entrambe. Morresi trova, Roccella divulga. E’ un Pacs nato con la complicità della notte. Le due lavorano a tarda ora, in case separate. Eugenia sta al computer fino alle cinque del mattino e si sveglia a mezzogiorno. E la famiglia? “E’ unita e forte”. Stesso marito da sempre, figli seguitissimi, nonni e zii adorati.

Epperò lei, Roccella, ha orari bohémienne. Deve aver preso dalla mamma, che era attrice ma faceva la pittrice e ha attraversato tre fasi artistiche restando sempre se stessa: prima le astrazioni post femministe – facce di bambole, ferri da stiro, gambe di Cicciobello – poi le ombre, poi le nuvole, sempre più eteree “man mano che la malattia la spegneva”, dice il figlio di Eugenia illustrando i quadri della nonna.

 

 

Qui tutto un ritratto di Eugenia.




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29 marzo 2007

ANGELI A CAPRI



Noi lei ce l’immaginiamo così (a proposito di cappelli di paglia ben portati) anche in quella lontana estate del 1924, quando Walter Benjamin la incontrò a Capri. Si era trasferito nell’isola (Benjamin ebbe sempre, ci pare, una strana attrazione per le isole) per scrivere il suo lavoro di libera docenza Il dramma barocco tedesco. Qui la incontrò, lei, la comunista russa Asja Lacis, a cui poi restò nonostante tutto legato e che incontrò ancora a Riga, a Berlino e a Mosca.

Lei che lo porto fuori strada, facendone, come disse l’amico Scholem, un “teologo trasferito in campo profano”. Il suo angelo della distrazione materialista.




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28 marzo 2007

APOLOGIA DEL KARKADE’



Ieri sera in tivù il simpatico ministro Ferrero, un bell’uomo peraltro, con un bel sorriso, sebbene, ci dicano, molto comunista (!!!), parlava di droghe. Così, noi reggenti, annoiate dal blà blà catodico ci siamo lanciate, di palo in frasca, fino a un vero e proprio inventario di quelle che abbiamo in dispensa…

 

Apricot, ratafià, rosolio, nocino…

karkadè, camomilla, finocchio selvatico, ginseng…

cannella, anice stellato, cardamomo, noce moscata.

 

…come, dite voi, siamo andate fuori tema? Ma no, è stato proprio il signor ministro a dire che occorre parlare di “droghe”, al plurale, e che lui si droga (sic!) col vino, tutti i giorni ai pasti (più, a volte, qualche goccino di distillato dopo – ha aggiunto), che poi, ha rincarato, è ben peggio di una certa canna-bis (che noi abbiamo guardato in dispensa ma non l’abbiamo mica!).

 

Ah, però abbiamo anche il Galeffi Effervescente, interessa al signor ministro?




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